Quattro venti per una stagione.

Per conoscere meglio il mondo meraviglioso del kigo giapponese, proviamo a vedere da vicino alcuni kigo legati allo stesso fenomeno (vento) che, manifestandosi in modi diversi durante la stessa stagione, può trasmettere al lettore i sentimenti e sensazioni diversi. In questo caso, le diversità dipendono dalla forza del vento (forte o debole, gentile), l’area geografica, il periodo della stagione (inizio, metà, fine ecc.) e alcuni altri aspetti.

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Xenophobic mosquitoes, recensione

Una recensione di Andrea Cecon del libro di Dimitar Anakiev “Xenophobic mosquitoes”.

Dal 2015 fino ai giorni nostri, il continente europeo è stato sconvolto da un gigantesco flusso migratorio di uomini, donne e bambini provenienti da aree geografiche quali il Medio -Oriente e l’Africa (in special modo quella Sub-Sahariana). Secondo l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, dei circa un milione di arrivi in Grecia e Italia nell’anno 2015 il 49% erano siriani, il 21% afghani e l’8% iracheni. Le espressioni “crisi europea dei migranti” e “crisi europea dei rifugiati” hanno cominciato ad essere diffusamente utilizzate da Aprile del 2015. Inoltre, fiumane di persone intrapresero la cosiddetta “Rotta Balcanica” in un lungo viaggio a piedi o con mezzi di fortuna, volto a raggiungere la Germania ed i Paesi del Nord-Europa con l’intenzione, una volta giunti a destinazione, di fare una richiesta formale di asilo politico. Le aree di provenienza di queste persone sono sensibili e ad alto rischio a causa di continue guerre che si trascinano ormai da anni.

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Kigo: che cos’è?

“I kigo sono il nostro patrimonio nazionale.”

Momoko Kuroda

 Ciascuno che che si avvicini allo haiku, prima o poi impara il termine giapponese “kigo” (季語). Tradizionalmente, ogni haiku contiene una parola o espressione che si riferisce ad un fenomeno legato a una delle stagioni dell’anno. In Italia, generalmente la spiegazione termina qui: il kigo viene visto come un semplice riferimento stagionale che ci riporta ad un momento o periodo preciso dell’anno. In questo articolo vorrei provare a spiegarvi meglio come i giapponesi considerano il kigo, quanto esso sia diverso da un semplice riferimento stagionale e che funzioni svolge nella poesia.
Ultimamente noto che in Occidente il kigo, anziché un arricchimento, viene visto piuttosto come una difficoltà, quasi un ostacolo, mentre per gli haijin giapponesi è proprio il contrario: il kigo aiuta, facilita la composizione degli haiku e sopratutto è utile a chi si avvicina a questo genere per la prima volta.

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“Al di là del Momento Haiku : Bashō, Buson e i miti degli haiku moderni.

Ripubblico il prezioso articolo di Haruo Shirane tradotto da Elisa Bernardinis.

Haruo Shirane ha conseguito nel 1974 la laurea con lode al Columbia College in letteratura inglese e studi orientali, una laurea magistrale nel 1977 in letteratura giapponese all’università del Michigan, e il Dottorato di ricerca nel 1983 in letteratura giapponese alla Columbia University.

È professore di letteratura e cultura giapponese al dipartimento di lingua e cultura asiatica della Columbia University.

Le materie di studio di cui si interessa sono, oltre alla letteratura giapponese (in particolare classica e pre-moderna, con un’attenzione speciale alla narrativa di genere, alla poesia ed alla teoria della letteratura), le interazioni tra la cultura popolare e nobiliare, la memoria e il linguaggio culturale, l’ecologia letteraria e la concezione culturale della natura.

Ha ricevuto il premio “Ueno Satsuki memorial Prize on Japanese Culture” per i suoi contributi allo studio della cultura giapponese.

Tra le sue pubblicazioni ricordiamo :

(2008) Early modern Japanese Literature : An Anthology, 1600-1900 (Abridged Edition) di Haruo Shirane – New York: Columbia University Press

(1998) Traces of Dreams: Landscape, Cultural Memory, and the Poetry of Basho. Di Haruo Shirane – Stanford: Stanford University Press

Quella che segue è la traduzione dall’inglese, a mia cura con la collaborazione di Valeria Simonova-Cecon, di un suo articolo apparso sulla rivista “Modern haikunumero XXXI:1 (inverno-primavera 2000).

Tutti i componimenti qui riportati sono stati tradotti basandosi sia sulla versione in lingua inglese a cura del professor Shirane, sia su quella originale in lingua giapponese.

Al di là del Momento Haiku : Bashō, Buson e i miti degli haiku moderni

 

A cosa assomigliano gli haiku del Nord America quando vengono osservati dal Giappone? Quale tipo di consigli potrebbero dare maestri di haiku come Bashō o Buson ai poeti che scrivono in inglese?

Che cosa potrebbero dire Bashō o Buson se fossero ancora vivi oggi, se conoscessero l’inglese e quindi potessero leggere gli haiku dei poeti del Nord America?

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Uno haiku di Elisa Bernardinis

Con grande piacere, vedo che i consigli della haijin giapponese Saki Kono tramite i frammenti del suo libro da me tradotti vengono applicati da alcuni haijin italiani. Volevo analizzare uno degli esempi che mi è piaciuto molto per farvi vedere un’altra volta come funziona il kigo.

solo tenere
la tazza tra le mani –
luna dei fiori

Sohana Elisa Bernardinis

Il kigo usato qui è “luna dei fiori”. Ufficialmente questo termine non è registrato in un saijiki italiano, ma possiamo tranquillamente farlo quando creeremo il nostro)
Il termine sembra tradizionale per alcune culture occidentali e viene applicato per il plenilunio di maggio. Questo termine, quindi, avrebbe un ricco hon’i, un insieme di connotazioni: il plenilunio di primavera, mentre tutto intorno fiorisce, in un apice di bellezza primaverile, si accompagna a un sentimento di pienezza e dolcezza della vita.

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Di che cosa si può scrivere in uno haiku? (dal libro di Saki Kono)

Qui sotto propongo la mia traduzione di un altro piccolo frammento del libro di Takeshi Mizuno e Saki Kono “Iniziamo subito, il manuale più facile di haiku e senryu”(これから始める俳句・川柳 いちばんやさしい入門書). Ringrazio Elisa Bernardinis per il suo aiuto.

Di che cosa si può scrivere in uno haiku?

Scrivendo haiku, in generale ci si pone due domande: cosa scrivere (contenuto) e come scrivere (espressioni). Ma di che cosa allora si può parlare in uno haiku? La risposta è molto semplice: di tutto.
Visto che negli haiku sono presenti i kigo, sembra si tenda a pensare che lo haiku parli della natura, ma in realtà non esistono argomenti proibiti nello haiku. Le scene di una metropoli, l’alternanza delle gioie e dei dolori della vita, anche la critica della società possono diventare argomenti per lo haiku.

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Intervista con Eiko Yachimoto, una haijin giapponese

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Riposto qui una vecchia intervista che avevo fatto tempo fa. Con Eiko-san abbiamo scritto qualche renku insieme ed è stato molto interessante!

iko Yachimoto è una scrittrice giapponese di haiku e renku, nonché membro dell’Associazione Internazionale di Renku (Association for International Renku) ed editrice dell’antologia Wind Arrow. Eiko-san ha gentilmente acconsentito a rispondere alle domande di Valeria Simonova-Cecon (correzione bozze di Andrea Cecon).

VSC: Prima di tutto, molte grazie, Eiko-san, per aver acconsentito a questa intervista. L’esperienza degli haijin giapponesi è molto interessante per noi occidentali. Potrebbe per piacere raccontarci un po’ del suo interesse per lo haiku? Quando e perché ha cominciato a scrivere?

EY: Ho cominciato a scrivere hokku, il primo verso di renku, alla fine del secolo scorso, già da adulta. Nella mia gioventù mi è capitato di incontrare alcuni haiku veramente notevoli durante le lezioni di letteratura e nei libri di testo, però le waka/tanka mi attraevano di più ai tempi della scuola. Da adulta partecipai a un corso di haiku, ma la cultura feudale e le organizzazioni strutturate con una gerarchia piramidale non mi hanno mai veramente attratta e così ho lasciato stare. In altre parole, il mio incontro con lo haiku è avvenuto dopo aver praticato renku per alcuni anni.

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Il kigo ed il suo hon’i (dal libro di Saki Kono)

Qui sotto propongo la mia traduzione di un altro piccolo frammento del libro di Takeshi Mizuno e Saki Kono “Iniziamo subito, il manuale più facile di haiku e senryu”(これから始める俳句・川柳 いちばんやさしい入門書).

Ogni kigo possiede un suo hon’i

I kigo sono le parole che rappresentano una stagione e contengono molte immagini. Per esempio, il kigo “sakura” non si trasmette solamente un sentimento primaverile, ma suggerisce al lettore una bellezza sfuggente, il piacere della festa di hanami, l’impressione struggente dei fiori di sakura al calar della notte e altre cose.
L’insieme di queste immagini e connotazioni, raccolte da molti poeti e scrittori nei secoli, è stato trasmesso fino ai giorni nostri e viene chiamato “hon’i” (本意 – “significato originale”,  possiamo anche tradurlo come “significato di base” o “significato vero”- n.d.t.).

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