“Al di là del Momento Haiku : Bashō, Buson e i miti degli haiku moderni.

Ripobblico il prezioso articolo di Haruo Shirane tradotto da Elisa Bernardinis.

Haruo Shirane ha conseguito nel 1974 la laurea con lode al Columbia College in letteratura inglese e studi orientali, una laurea magistrale nel 1977 in letteratura giapponese all’università del Michigan, e il Dottorato di ricerca nel 1983 in letteratura giapponese alla Columbia University.

È professore di letteratura e cultura giapponese al dipartimento di lingua e cultura asiatica della Columbia University.

Le materie di studio di cui si interessa sono, oltre alla letteratura giapponese (in particolare classica e pre-moderna, con un’attenzione speciale alla narrativa di genere, alla poesia ed alla teoria della letteratura), le interazioni tra la cultura popolare e nobiliare, la memoria e il linguaggio culturale, l’ecologia letteraria e la concezione culturale della natura.

Ha ricevuto il premio “Ueno Satsuki memorial Prize on Japanese Culture” per i suoi contributi allo studio della cultura giapponese.

Tra le sue pubblicazioni ricordiamo :

(2008) Early modern Japanese Literature : An Anthology, 1600-1900 (Abridged Edition) di Haruo Shirane – New York: Columbia University Press

(1998) Traces of Dreams: Landscape, Cultural Memory, and the Poetry of Basho. Di Haruo Shirane – Stanford: Stanford University Press

Quella che segue è la traduzione dall’inglese, a mia cura con la collaborazione di Valeria Simonova-Cecon, di un suo articolo apparso sulla rivista “Modern haikunumero XXXI:1 (inverno-primavera 2000).

Tutti i componimenti qui riportati sono stati tradotti basandosi sia sulla versione in lingua inglese a cura del professor Shirane, sia su quella originale in lingua giapponese.

Al di là del Momento Haiku : Bashō, Buson e i miti degli haiku moderni

 

A cosa assomigliano gli haiku del Nord America quando vengono osservati dal Giappone? Quale tipo di consigli potrebbero dare maestri di haiku come Bashō o Buson ai poeti che scrivono in inglese?

Che cosa potrebbero dire Bashō o Buson se fossero ancora vivi oggi, se conoscessero l’inglese e quindi potessero leggere gli haiku dei poeti del Nord America?

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Uno haiku di Elisa Bernardinis

Con grande piacere, vedo che i consigli della haijin giapponese Saki Kono tramite i frammenti del suo libro da me tradotti vengono applicati da alcuni haijin italiani. Volevo analizzare uno degli esempi che mi è piaciuto molto per farvi vedere un’altra volta come funziona il kigo.

solo tenere
la tazza tra le mani –
luna dei fiori

Sohana Elisa Bernardinis

Il kigo usato qui è “luna dei fiori”. Ufficialmente questo termine non è registrato in un saijiki italiano, ma possiamo tranquillamente farlo quando creeremo il nostro)
Il termine sembra tradizionale per alcune culture occidentali e viene applicato per il plenilunio di maggio. Questo termine, quindi, avrebbe un ricco hon’i, un insieme di connotazioni: il plenilunio di primavera, mentre tutto intorno fiorisce, in un apice di bellezza primaverile, si accompagna a un sentimento di pienezza e dolcezza della vita.

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Di che cosa si può scrivere in uno haiku? (dal libro di Saki Kono)

Qui sotto propongo la mia traduzione di un altro piccolo frammento del libro di Takeshi Mizuno e Saki Kono “Iniziamo subito, il manuale più facile di haiku e senryu”(これから始める俳句・川柳 いちばんやさしい入門書). Ringrazio Elisa Bernardinis per il suo aiuto.

Di che cosa si può scrivere in uno haiku?

Scrivendo haiku, in generale ci si pone due domande: cosa scrivere (contenuto) e come scrivere (espressioni). Ma di che cosa allora si può parlare in uno haiku? La risposta è molto semplice: di tutto.
Visto che negli haiku sono presenti i kigo, sembra si tenda a pensare che lo haiku parli della natura, ma in realtà non esistono argomenti proibiti nello haiku. Le scene di una metropoli, l’alternanza delle gioie e dei dolori della vita, anche la critica della società possono diventare argomenti per lo haiku.

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Intervista con Eiko Yachimoto, una haijin giapponese

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Riposto qui una vecchia intervista che avevo fatto tempo fa. Con Eiko-san abbiamo scritto qualche renku insieme ed è stato molto interessante!

iko Yachimoto è una scrittrice giapponese di haiku e renku, nonché membro dell’Associazione Internazionale di Renku (Association for International Renku) ed editrice dell’antologia Wind Arrow. Eiko-san ha gentilmente acconsentito a rispondere alle domande di Valeria Simonova-Cecon (correzione bozze di Andrea Cecon).

VSC: Prima di tutto, molte grazie, Eiko-san, per aver acconsentito a questa intervista. L’esperienza degli haijin giapponesi è molto interessante per noi occidentali. Potrebbe per piacere raccontarci un po’ del suo interesse per lo haiku? Quando e perché ha cominciato a scrivere?

EY: Ho cominciato a scrivere hokku, il primo verso di renku, alla fine del secolo scorso, già da adulta. Nella mia gioventù mi è capitato di incontrare alcuni haiku veramente notevoli durante le lezioni di letteratura e nei libri di testo, però le waka/tanka mi attraevano di più ai tempi della scuola. Da adulta partecipai a un corso di haiku, ma la cultura feudale e le organizzazioni strutturate con una gerarchia piramidale non mi hanno mai veramente attratta e così ho lasciato stare. In altre parole, il mio incontro con lo haiku è avvenuto dopo aver praticato renku per alcuni anni.

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Il kigo ed il suo hon’i (dal libro di Saki Kono)

Qui sotto propongo la mia traduzione di un altro piccolo frammento del libro di Takeshi Mizuno e Saki Kono “Iniziamo subito, il manuale più facile di haiku e senryu”(これから始める俳句・川柳 いちばんやさしい入門書).

Ogni kigo possiede un suo hon’i

I kigo sono le parole che rappresentano una stagione e contengono molte immagini. Per esempio, il kigo “sakura” non si trasmette solamente un sentimento primaverile, ma suggerisce al lettore una bellezza sfuggente, il piacere della festa di hanami, l’impressione struggente dei fiori di sakura al calar della notte e altre cose.
L’insieme di queste immagini e connotazioni, raccolte da molti poeti e scrittori nei secoli, è stato trasmesso fino ai giorni nostri e viene chiamato “hon’i” (本意 – “significato originale”,  possiamo anche tradurlo come “significato di base” o “significato vero”- n.d.t.).

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Saijiki e kigo (dal libro di Saki Kono)

Qui sotto propongo la mia traduzione di un altro piccolo frammento del libro di Takeshi Mizuno e Saki Kono “Iniziamo subito, il manuale più facile di haiku e senryu”(これから始める俳句・川柳 いちばんやさしい入門書).

Saijiki

Il saijiki è un’enciclopedia di kigo che contiene la spiegazione di ogni kigo ed esempi di haiku correlati (famosi esempi del passato e della modernità).
Vediamo un esempio tratto dal saijiki.

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Tre cose da non fare scrivendo haiku (dal libro di Saki Kono)

Qui sotto propongo la mia traduzione di un altro piccolo frammento del libro di Takeshi Mizuno e Saki Kono “Iniziamo subito, il manuale più facile di haiku e senryu”(これから始める俳句・川柳 いちばんやさしい入門書).

Tre cose da non fare per migliorare i vostri haiku.

Le cose di cui parleremo non sono divieti assoluti, ma piuttosto consigli del tipo: “visto che è molto difficile farlo bene, cerchiamo di evitarlo”.Sembra che ci siano tante regole diverse che riguardano lo haiku, ma in realtà  cose assolutamente vietate non ci sono. Però ci sono molte “ricette” o consigli. Tante persone finora hanno provato e visto che facendo in un certo modo, si riesce a scrivere un buon haiku. Tali consigli diventano l’essenza dei vari manuali o di guide introduttive per scrivere haiku.

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Due tecniche base per scrivere haiku (dal libro di Saki Kono)

Qui sotto propongo la mia traduzione di un piccolo frammento del libro di Takeshi Mizuno e Saki Kono “Iniziamo subito, il manuale più facile di haiku e senryu”(これから始める俳句・川柳 いちばんやさしい入門書).
La parte del libro dedicata allo haiku è a cura di Saki Kono, una giovane haijin giapponese. Lei conduce un programma televisivo dedicato allo haiku e qualche anno fa ha fondato una rivista digitale “Supika” dedicata a questo genere.
Il manuale è di livello base, elaborato per i principianti. Col tempo spero di tradurre anche altri piccoli pezzetini che mi sembrano particolarmente interessanti.
Ringrazio Antonietta Losito per aver levigato il mio italiano.

 

Tecnica toriawase.

In generale, possiamo dire che ci sono due modi di distribuire le 17 sillabe di uno haiku: scrivere tutto in un blocco, una frase (n.d.t.: senza taglio del significato e grammaticale) oppure dividendo in due parti. Il modo di scrivere in un blocco si chiama ichibutsujitate, quello di dividere in due parti si chiama toriawase. Sebbene presenti più difficoltà, la toriawase costituisce una tecnica particolare dell’espressione nello haiku. Impadronirsi di questo tipico “movimento” espande e allarga il modo di leggere e scrivere haiku.

 

Esempi di ichibutsujitate

Haiku scritti secondo questo principio trattano un solo argomento e mettono al centro dell’attenzione il kigo, ampliando la sua descrizione.

白牡丹といふといへども紅ほのか

hakubotan to iu to iedomo kō honoka

peonia bianca

si dice, eppure anche

leggermente rosa…

 

Takahama Kyōshi

 

まだもののかたちに雪の積もりをり

mada mono no katachi ni yuki no tsumoriori

ancora seguendo

la forma delle cose

s’accumula la neve

 

Katayama Yumiko

 

少女みな紺の水着を絞りけり

shoujo mina kon no kasuri o shiborikeri

le ragazzine

tutte strizzano i costumi da bagno

color blu marino

 

Satō Ayaka

 

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